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L’olio extravergine di oliva scade?

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Una delle domande più frequenti che ci vengono poste è: ma l’olio extravergine di oliva scade? Scopriamolo insieme.

L’olio extravergine d’oliva è uno dei prodotti d’eccellenza eno-gastronomica del nostro paese ed alimento principe della dieta mediterranea. Molti consumatori si chiedono, però: “ma l’olio extravergine di oliva scade?” e ancora “quali siano i parametri per definire la data di scadenza?”. Cerchiamo, dunque, di capire quando un olio extravergine sia ancora commestibile, fugando ogni dubbio.  

Quando scade l’olio extravergine

Innanzitutto, è bene specificare che tra gli olii esistono delle differenze a seconda della lavorazione. Distinguiamo, infatti:

  • L’olio fruttato leggero, che possiede una minore quantità di polifenoli e dura circa un anno.
  • L’olio fruttato medio, che ha più polifenoli di quello leggero e può durare anche due anni.
  • L’olio fruttato intenso, che ha un’alta concentrazione di polifenoli e può durare fino a tre anni.

In passato, la legge prescriveva che l’olio extravergine dovesse essere consumato entro 18 mesi dal momento dall’imbottigliamento. Nel 2016 però la normativa subisce un cambiamento e si stabilisce che la data di consumazione debba essere a discrezione del produttore il quale fornisce la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”.

La scadenza, perciò, non è assolutamente tassativa ma, semplicemente, consigliata. Quindi, il termine entro il quale consumare questo prodotto, dovrebbe essere, secondo i dettami della vecchia legge, entro i 18 mesi dall’imbottigliamento.

Ma la cosa di cui bisogna tenere conto è anche l’annata olearia del prodotto. Un olio imbottigliato nel 2020 può essere ritenuto in scadenza nel 2022. Ma se la sua annata olearia è riferibile al 2018, allora vuol dire che il prodotto in questione è stato imbottigliato già vecchio. La campagna olearia diventa, quindi, un elemento di cui tenere conto quando si acquista dell’olio extravergine. Per tale ragione, è sempre meglio consumare un olio extravergine entro un anno dalla sua produzione, anziché dal suo imbottigliamento.

L’olio non filtrato (un olio grezzo, dal sapore più intenso, che contiene piccole particelle di oliva e di acqua, eliminate durante il processo di filtrazione), tende a scadere prima di quello filtrato e, pertanto, deve essere consumato in beve tempo.

Come capire se un olio è scaduto

Di solito, per verificare se un olio è scaduto, qualora sia passato più di un anno dalla sua produzione, si può effettuare una prova di natura olfattiva, praticamente annusandolo e cercando di capire se sia ancora amaro e piccante, e quindi commestibile, oppure rancido. In quest’ultimo caso, va subito eliminato nei cassonetti per gli olii esausti. Quando un olio è rancido, si riducono al suo interno i fenoli, cioè le sostanze antiossidanti che sono benefiche per il nostro organismo.

Come si conserva l’olio extravergine

Un prodotto così pregiato come l’olio extravergine, affinché non si deteriori prima del tempo, necessita di una conservazione “ad hoc”. Quest’olio va conservato in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e dalla luce solare. La luce, l’ossigeno e le alte temperature sono in grado di alterare le proprietà dell’olio. Le bottiglie nelle quali va riposto dovrebbero essere scure, per evitare che la luce passi facilmente. Le bottiglie dell’olio extravergine devono, inoltre, possedere una chiusura ermetica per scongiurare l’entrata dell’aria e, dunque, dell’ossigeno, che provoca l’ossidazione degli acidi grassi e dei fenoli contenuti nel prodotto, rendendolo rancido. Per quanto concerne la temperatura di conservazione, quella ideale va dai 10° ai 18°.

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