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Storia del Fiano di Avellino: un vino elegante ed intenso

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Il Fiano di Avellino è uno dei vini bianchi più apprezzati per le sue caratteristiche organolettiche. Scopriamone insieme la storia.

Insieme al Taurasi e al Greco di Tufo, il Fiano di Avellino DOCG è uno dei vini più eleganti, apprezzato soprattutto per la sua capacità di acquisire complessità nell’affinamento.

Il Fiano è prodotto esclusivamente a partire da uve del vitigno che ne porta il nome, allevato in una zona circoscritto che sta tra la Valle del Calore, la Valle del Sabato, le falde del Monte Partenio e le colline che guardano al Vallo di Lauro.

La sua storia è molto antica, ma non tutti sanno che qualche tempo fa questo spettacolare vitigno ha rischiato l’estinzione. Ma andiamo per passi.

La storia del Fiano di Avellino

Le sue origini sono controverse: infatti, alcuni sostengono che il vigneto sia stato portato in Irpinia dagli Apuani, una popolazione ligure sconfitta dai romani nel 180 a.c e fatta prigioniera in Campania. Per altri, invece, si deve ai greci il suo impianto in Irpinia che avrebbero denominato così il vitigno “apis” in quanto uva prediletta dalle api per la sua dolcezza.

Infine, la versione più accreditata sostiene che il vitigno provenga da Apia, antica cittadina del Peloponneso, e da lì il nome “Vitis Apicia”, da cui vite “Apiana” trasformatasi in Fiano nel corso dei secoli.

I primi riconoscimenti

Che il Fiano sia un vino apprezzato fin dall’antichità lo attestano i numerosi documenti del basso medioevo in cui si può leggere il suo uso alle corti Sveva e Angioina. Grazie poi al Monastero di Montevergine, la sua diffusione è spopolata grazie anche allo sviluppo di comunità e paesi legati alla produzione di uva.

Il rischio della scomparsa del Fiano di Avellino

Nonostante fosse amato da tutti, il Fiano nel periodo tra la prima e la seconda Guerra Mondiale ha rischiato di scomparire a causa della filossera. I viticoltori, credendo che l’Irpinia ne fosse immune perché per molto tempo non era arrivata in queste terre, abbassarono la guardia non prendendo precauzioni contro la malattia.

Tuttavia, qualche anno dopo la malattia arriva e distrugge gran parte delle viti.

La rinascita del Fiano

Agli inizi degli anni ’50 la produzione è ai minimi storici. Vicinissimo alla scomparsa. Ma grazie all’impegno di un imprenditore locale che scommette sul vitigno invogliando i contadini a ripiantarlo per ricomprarne le uve, l’interesse attorno al Fiano di Avellino ricresce. Aumentano i produttori e la qualità fino a quando arriva la DOC nel 1978 e la DOCG nel 2003.

Il Fiano oggi e Fiano DOC Il Cortiglio

Oggi sono circa 850 gli ettari a coltura nella provincia Irpina.

Prodotto esclusivamente con le uve biologiche provenienti dal nostro vigneto di Contrada Sianana, L’Irpinia DOC Fiano BIO del Cortiglio è un vino ottenuto dalla vinificazione delle sole uve bianche Fiano di nostra proprietà. Giovane, all’olfatto si esprime con note di frutta gialla e note floreali. In bocca è fresco ma avvolgente. Spicca nel retrogusto una nota agrumata.

Il vigneto si trova a 560 metri s.l.m nel comune di Fontanarosa (AV). Il terreno è di medio impasto. L’impianto è stato realizzato nel 2018. La vendemmia si effettua nella prima decade di ottobre.

La vinificazione in bianco è a temperatura controllata. L’affinamento è di 6 mesi sulle fecce fini. Il vigneto è campo sperimentale del progetto Vitereszero: gestione dei vigneti a residuo zero e uso innovativo delle risorse idriche. È il vigneto più innovativo della nostra area. I pali sono in corten e l’allevamento è di tipo doppio guyot capovolto.

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