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Taurasi Docg: storia, vitigno, caratteristiche, zona di produzione

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Dal colore rubino e di sapore intenso, il Taurasi è uno dei tanti prodotti d’eccellenza dell’enogastronomia campana. Dall’Irpinia proviene il Taurasi classificato DOCG che si distingue per caratteristiche uniche, come il vitigno da cui nasce.      

Con il nome di “Taurasi DOCG” si intendono quei vini appartenenti alla tipologia Taurasi e Taurasi riserva che, avendo caratteristiche particolari e rispettando criteri specifici previsti da apposito disciplinare ministeriale, hanno ricevuto la classificazione DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Quest’ultima è prevista dalla legislazione italiana e ricadendo sotto l’ombrello della denominazione europea DOP (Denominazione di Origine Protetta) può essere usata sulle etichette in luogo di questa.   

Taurasi DOCG: una storia millenaria

Il Taurasi DOCG proviene dal vitigno Aglianico, diffuso nel Meridione ma principalmente presente in Campania tra le province di Benevento e Avellino. Si ritiene che questo tipo di vitigno sia stato importato dai coloni greci tra il VII e il VI sec. a.C. anche se meno certa è l’origine del nome. Al contrario, “Taurasi” potrebbe molto probabilmente derivare dall’antica città irpina di Taurasia, distrutta dai romani nel 268 a.C. e la cui esatta collocazione geografia è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi.     

Passando a tempi decisamente più vicini, nel XIX secolo il vino Taurasi poté vantare un grande successo a livello nazionale e internazionale dovuto al fatto che la fillossera risparmiò il Meridione. Infatti, questo parassita mise in ginocchio la produzione vitivinicola di gran parte dell’Europa e del nord Italia. L’esportazione del Taurasi dalla terra d’origine al Settentrione e anche all’estero fece parlare all’epoca di una vera e propria “ferrovia del vino” in quanto si rese necessaria la costruzione della prima strada ferrata d’Irpinia.

Ulteriore impulso alla produzione di questo vino fu dato, negli ultimi decenni dell’Ottocento, dalle tecniche e dagli studi sperimentali sulla preservazione dell’Aglianico promossi dall’Istituto Agrario di Avellino ad indirizzo Enologico, fondato nel 1878. Due anni dopo, l’inaugurazione della Regia Scuola di Viticoltura e di Enologia di Avellino conferì ancora più prestigio alla produzione del territorio.

Le caratteristiche del Taurasi

La meraviglia del Taurasi DOCG si riconosce già all’occhio: colore rubino intenso tendente al granato e che, quando invecchia, acquista delle gradevoli sfumature arancioni. Infatti, più di altri prodotti simili, il Taurasi si presta meglio a lunghi invecchiamenti grazie alla sua mineralità e alcolicità. Altra peculiarità è l’odore gradevole dall’intensità variabile, mentre all’assaggio il vino si presenta equilibrato e asciutto con un retrogusto persistente. Anche in questo caso l’invecchiamento, che pure deve essere obbligatoriamente effettuato in territorio avellinese, comporta delle novità come aromi e sapori più intensi.    

Le qualità descritte si devono al raffinato processo di produzione. Il vino deve essere obbligatoriamente sottoposto ad un periodo di invecchiamento (che decorre dal 1° dicembre dell’annata di produzione delle uve) non inferiore ai tre anni di cui almeno uno in botti di legno. Per la versione “riserva” invece l’invecchiamento dura quattro anni e il periodo in botti di legno almeno un anno e mezzo. Stando al disciplinare di produzione del MIPAAF (ora MASAF), per aversi il Taurasi DOCG possono essere usate solo uve provenienti da vitigni Aglianico (minimo 85%). Possono concorrere, al massimo del 15%, altri vitigni a bacca rossa e non aromatici, idonei alla coltivazione nella provincia di Avellino. Per quanto riguarda l’invecchiamento può essere aggiunto poi, solo a scopo migliorativo, dell’altro vino identico a quello invecchiato ma più giovane e non oltre il 15% in osservanza della legislazione europea in materia.  

La produzione

La zona di produzione dei vini della tipologia Taurasi DOCG abbraccia ben diciassette comuni della provincia di Avellino. Il disciplinare ministeriale li elenca tutti: Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemileto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano. Si tratta complessivamente di un territorio dalla lunga e consolidata tradizione vitivinicola ma è importante chiarire che, come si è descritto, non tutti i prodotti vinicoli, anche nel caso del Taurasi, possono accedere ad una delle importanti denominazioni di origine italiane, tra le quali IGT, DOC e DOCG.

Per quest’ultima, come le altre, i vini devono rispettare delle condizioni particolari al fine di preservarne e tutelarne la qualità sul mercato, come essere stati prodotti DOC per almeno dieci anni e poter vantare un consolidato prestigio nel settore. Proprio il pregio commerciale dei vini DOCG, come il Taurasi, comporta che le caratteristiche del vino così classificato siano puntualmente sottoposte a controlli durante tutte le fasi del ciclo produttivo. Il Taurasi DOCG può essere coltivato solo nei vigneti collinari adatte nelle zone citate e col limite produttivo di 10 tonnellate per ettaro di coltura specializzata. Come si legge tra le righe del disciplinare più volte menzionato, il legame tra la produzione del Taurasi e del territorio ha radici forti e lontane, da proteggere e promuovere.     

Taurasi DOCG Il Cortiglio

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